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14-04-2005.
Commento
di Paolo
Fornaciari
Disinformazione energetica
Leggo con rammarico nell’articolo “ Lo smaltimento delle
centrali nucleari e il trattamento dei materiali radioattivi”
a firma Franco Cianflone, pubblicato sul numero 6, aprile 2005 de
“Il Giornale dell’Ingegnere”, una serie di considerazioni
che desidero commentare. E’ deplorevole anzitutto che su “Il
Giornale dell’Ingegnere” si faccia disinformazione,
per non dire terrorismo psicologico. Non conosco il Dott. Cianflone.
In 40 e più anni di attività dedicata all’energia
nucleare non ho mai avuto il piacere di conoscerlo. Presumo sia
un “giornalista scientifico”, certo non un ingegnere.
Sarebbe invece opportuno che i giornalisti scientifici e non, spiegassero
ai lettori che la crisi economica del Pese e la perdita di competitività,
non è dovuta al mancato completamento del processo di liberalizzazione
e privatizzazione del settore energetico, alle tasse sulle imprese,
alla spesa per le pensioni, alla insufficiente spesa per “ricerca
e innovazione”(nuovo slogan confindustriale), ma semplicemente
al “caro energia”. Con il prezzo del barile di petrolio
schizzato in tre anni da 18 a 57 dollari, noi che siamo eccessivamente
idrocarburi dipendenti, ne subiamo le peggiori conseguenze con bollette
elettriche che non sono del 20 o 30% maggiori, come erroneamente
si dice, ma del 100%, alla media Europea.
Mi
limito a citare e commentare alcuni suoi passaggi :
1.
L’opinione pubblica paventa il ricorso all’energia nucleare.
2. Sarebbe necessario qualche lustro per poter avere una centrale
funzionante.
3. La scelta fatta dall’Italia è costata 120 mila miliardi
delle vecchie lire.
4. La demolizione è un poderoso onere per lo Stato.
Vediamo di chiarire e spiegare ai colleghi ingegneri come stanno
in realtà le cose.
1.
L’opinione pubblica non è contraria. Secondo una recente
indagine della UE, la percentuale dei favorevoli al nucleare è
del 57% in Francia e del 54% in Italia. Inoltre la dichiarazione
del Presidente Berlusconi del 19 gennaio scorso di riaprire il discorso
sul nucleare ha registrato nella inchiesta “on line”del
Corriere della Sera, un consenso plebiscitario del 72%!
2.
In un recente incontro con il Direttore del Dipartimento Energia
del Ministero delle Attività Produttive, Prof. Sergio Garribba,
rappresentanti della Westinghouse hanno confermato che le nuove
centrali PWR, largamente prefabbricate in officina, possono esser
costruite dal primo getto di calcestruzzo in cantiere all’avviamento,
in soli 36 mesi. Inoltre non è fuori luogo ricordare che
anche le nostre prime tre centrali nucleari, Latina, Garigliano
e Trino Vercellese, furono costruite rispettivamente in 55, 62 e
51 mesi, quando le competenze non erano certo maggiori di quelle
di oggi.
3.
La stima citata del costo della rinuncia al nucleare (120 mila miliardi
delle vecchie lire) è la valutazione fatta dall’Enel
in base alla richiesta del Governo per la Conferenza sull’Energia
del 1987. Ma allora il prezzo del barile di petrolio era di 15 e
non di 57 dollari di oggi. Si può quindi ragionevolmente
ritenere che il costo effettivo sia stato di oltre 100 miliardi
di Euro.
4.
Le centrali nucleari non si “smaltiscono” come recita
il titolo dell’articolo, ma si mettono in “decommissioning”.
La prassi internazionale è per il “decommissioning”
differito - per la centrale nucleare di Calder Hall il Regno Unito
ha deciso di eseguirlo tra 100 anni – allo scopo di ridurre
il costo e le radiazioni. Lo smantellamento accelerato inventato
dall’allora Ministro all’Industria On. Pier Luigi Bersani,
non è solo una sciocchezza dal punto di vista tecnico e finanziario,
ma impossibile da eseguirsi in assenza della identificazione del
sito unico nazionale in cui “smaltire” (qui va bene)
le scorie radioattive (Scanzano Jonico docet).
Paolo
Fornaciari
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