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04-04-2005.
Articolo di Alceste Rilli (Comitato
Italiano per il Rilancio del Nucleare)
Ambientalisti per il gas e petrolio
In
un articolo del 3 aprile
2005 su socialismo e capitale, Liberazione cerca di descrivere una
situazione che non esiste nella realtà. In questo articolo
si vuole far credere che gli ambientalisti siano stati in passato
in contrapposizione agli interessi del petrolio e del gas. Non è
affatto così, gli ambientalisti sono stati i primi interpreti
degli interessi del petrolio e del gas. Non è un caso che,
per esempio nel campo elettrico in Italia, una volta con una scusa
una volta con un’altra, hanno eliminato l’uso di nucleare
e carbone per forzare il consumo sul petrolio e sul gas. Le fonti
energetiche più costose ed inquinanti (si è mai sentito
parlare di una perdita di carbone?). Con gli ambientalisti nel ruolo
di protagonisti. Attenzione i vociferanti non hanno nessuna qualifica
per parlare a nome dell’ambiente: non sono né stati
eletti all’uopo, né hanno particolari qualifiche scientifiche
(ciò viene confermato dalle tesi delle quali si sono fatti
per decenni portatori: contro il nucleare e per il gas e petrolio).
A Roma per esempio furono i governi ambientalisti a sradicare come
delle furie tutte le strutture dei filobus. Per rimpiazzarle con
autobus diesel. Che hanno creato l’inquinamento che tutti
vedono. Però facevano mettere le centraline di misurazione
dell’inquinamento (per far finta che tutto fosse sotto controllo).
Perché il naso e gli occhi non bastavano. Non paghi furono
i governi ambientalisti che a Roma imposero il motorino a due tempi
(bruciano olio, se ognuno di costoro andasse con un Tir con rimorchio,
inquinerebbe di meno). Non è quindi un caso che, usurpato
il diritto a parlare a nome dell’ambiente, costoro hanno creato
l’escalation dell’ecologia delle parole (la benzina
è diventata verde, il gasolio è diventato eco-diesel,
come se ci potesse essere un diesel ecologico, anche il carbone
è diventato pulito nella loro frenesia della disconnessione
dalla realtà); e non è un caso che ciò abbia
coinciso con un aumento esponenziale dell’inquinamento. Per
esempio quello urbano. Non è un caso che nella situazione
in cui siamo si spinge l’Italia ad sprecare una enorme quantità
di investimenti sul gas metano. Con un forte incremento delle emissioni
serra (le perdite reali di metano stanno, minimo, sul 40%) e di
tutti gli altri inquinanti cancerogeni.
Si vuole far passare l’IEA per un attore che ha giocato un
ruolo di controparte dell’OPEC. Cosa mai successa. L’IEA
per dichiarazione dell’agenzia stessa è nata ed ha
l’unico scopo di rassicurare i consumatori di petrolio e gas.
Allo scopo di evitare che essi scelgano strade diverse.
Non è che oggi le posizioni di ambientalisti e gassificatori
e petrolieri paradossalmente appaiano convergere. Sono sempre stata
la stessa cosa. Oggi è solo un po’ meno agevole nascondere
la realtà e devono fare delle mosse un po’ scomposte.
Nel tentativo disperato di continuare ad essere al centro del mondo,
preferiscono far comprimere i consumi energetici. Piuttosto che
trovare soluzioni.
Da un barile di petroli si raffinano sette o otto flussi (benzina,
gasolio, olio combustibile e gas per centrali elettriche, cherosene
per aerei, lubrificanti, asfalti, prodotti chimici etc). I volumi
sono talmente enormi che è impossibile l’accumulo oltre
valori minimi polmone. Il risultato è che il più efficiente
di questi flussi determina quanto deve essere lo spreco lungo tutte
le altre linee (che devono essere bruciate alla stessa velocità).
Ecco perché senza nucleare non si verificherà mai
il risparmio. Si deve essere in grado di rimpiazzare tutta la linea.
Cosa della quale l’ecologista pollianna non si è mai
accorto. Mandando tutto a nucleare c’è combustibile
nucleare per parecchie migliaia di anni, prima di dover ricorrere
alle fonti di uranio meno concentrato. Se esistessero degli ecologisti,
costoro spingerebbero per estrarre fin da oggi l’uranio dal
mare (e da alcune acque dolci). Economicamente il nucleare è
competitivo rispetto al gas ciclo combinato anche con l’uranio
a 1000 $/kg di uranio. Questo anche prima delle recenti escalation
del prezzo del gas. E l’uranio si estrae dalle acque già
oggi a 200 $/kg.
Bisogna invece liberarsi di questa cappa che ci sta sulla testa,
di questa gabbia che ci siamo fatti costruire intorno. Oggi qualcuno
ci ha convinti che produrre significa inquinare. Cosa vera oggi
perché andiamo a carbone, gas e petrolio. Con l’energia
nucleare l’impatto, proprio grazie alla presenza delle scorie,
è invece nullo. Oggi quando si vede una pietra mentre si
viaggia in autostrada non si reagisce con costernazione al pensiero
che quella pietra rimarrà lì per centinaia di migliaia
di anni. E così deve essere con le scorie nucleari (si tratta
di volumi minimi). Oggi infatti l’urgenza è sì
quella di costruire centrali nucleari ma soprattutto è urgente
modificare le strutture elettriche per andare fin da oggi verso
trasporto con auto private elettriche e mezzi elettrici pubblici
(le ibride servono solo a perpetrare la presenza di gas e petrolio,
ma chi vuole pagare un doppio motore e serbatoio con vantaggi nulli?)
e portare la potenza installata nelle abitazioni per riscaldamento
al livello dei paesi civili (dai 3 kW attuali ai 12 kW che permetterebbero
la doccia senza accumulo e quindi senza sprechi); è vero
infatti che lo scaldabagno permetterebbe un certo appiattimento
del carico (con tariffe orarie), ma in realtà si traduce
in uno spreco enorme (con riscaldamento degli ambienti d’estate).
Si tratta di semplicissime modifiche ed adattamenti. Già
oggi la distanza media di un filo elettrico dalle colonnine per
il pagamento del parcheggio è di poche decine di centimetri.
Tutto quello che deve fare un sindaco oggi è far mettere
l’alimentazione elettrica nelle colonnine dei parcheggi sotto
casa e rendere il parcheggio gratuito in città nel caso di
macchina elettrica (ma ricarica a pagamento).
Con queste due semplici misure che non richiedono sforzi particolari
si avrebbe la quasi totalità del trasporto con auto elettriche.
Si vedrà che anche chi vive in un paesino ha tutti i vantaggi
ad andare in auto elettrica. Chi vuole potrà ancora andare
a combustibile fluido, che sarà progettato appositamente
partendo dall’idrogeno (prodotto di notte dalle centrali nucleari)
che inquinerà molto meno del combustibile di oggi che invece
si ottiene partendo da petrolio e gas per “raffinazione”).
Con l’auto elettrica non si perde nulla in termini di prestazioni
e divertimento di guida. In compenso la manutenzione diventa nulla
(una macchina elettrica in effetti è un asciugacapelli).
Oggi le batterie si ricaricano in un quarto d’ora e durano
centinaia di chilometri. I punti di ricarica sono praticamente infiniti
(chiunque può aprire il suo punto di fornitura di ricarica).
Il pieno può anche essere fatto lasciando la batteria (nel
pagamento sarà inclusa la rigenerazione delle batterie esaurite).
Il costo di produzione di una auto elettrica, batteria inclusa,
è una piccola frazione del costo di produzione di una auto
a gasolio/benzina. Stranamente si parla invece di auto ad idrogeno
a celle di combustibile. E’ strano che nessuno faccia notare
che tale auto è in realtà una macchina elettrica.
Una volta che l’idrogeno ha scambiato il suo elettrone al
di là della membrana, il resto è esattamente identico
ad una macchina elettrica. L’unica differenza quindi sta nel
sistema di ricarica. Estremamente conveniente nel caso dell’auto
a batteria. Estremamente problematico invece nel caso dell’idrogeno.
Con il che ci si può chiedere come mai tutti costoro sono
così insistenti con l’idrogeno. La realtà è
che hanno bisogno dell’idrogeno per idrogenare quella morchia
fetebonda che va sotto il nome di petrolio e carbone; e per produrre
gas. A costo ambientale, energetico ed economico enorme. Oggi ne
hanno bisogno urgente perché la parte più leggera
del petrolio è stata ormai bruciata. Naturalmente essendo
il nucleare l’unica cosa che non è stata sovvenzionata
al mondo, pensano di far pagare questo giochetto all’utente
facendogliela passare come una trovata geniale. La macchina elettrica,
appunto, a ricarica esplosiva.
Visto che siamo in vena di consigli ecologici, e visto che di consigli
gli ambientalisti hanno dimostrato di avere grande bisogno, non
si può tacere il fatto che oggi se voi chiedete a qualsiasi
sindaco al mondo di portarvi a vedere dove tiene il mucchio di carta,
il mucchio di vetri, il mucchio di metalli, il mucchio di plastiche,
il mucchio di organici e così via, risultato della raccolta
dei rifiuti solidi urbani, non un sindaco al mondo sarà in
grado di rispondervi positivamente. Segno certo che non fanno la
raccolta differenziata. Il motivo per cui non la fanno e per il
quale hanno bisogno degli inceneritori è l’enorme quantità
di rifiuti tossici della quale si devono disfare ogni giorno. Non
essendo questa roba nucleare e non trovandosi quindi questa roba
già in natura (come nel caso della radioattività nucleare),
il professionista dell’anti-inquinamento non lo nota e ratifica
con il suo silenzio l’operazione. Il modo con cui hanno fatto
e fanno fallire la raccolta differenziata è di volerci abbinare
a forza il riciclaggio. Non è difficile capire che una volta
presenti i mucchi (si avrebbero automaticamente una riduzione ad
un terzo dei volumi, un terzo del tempo per la raccolta, un terzo
dei mezzi per la raccolta, un terzo dell’energia necessaria
per la raccolta e cos’ via) prima o poi questi mucchi attirerebbero
l’attenzione di qualcuno che voglia fare quattrini. E si sarebbe
eliminato il problema del fetore. E della generazione dei più
micidiali composti nelle reazioni chimiche nelle discariche (gran
parte dei nomi dei composti non sono neanche noti, alla faccia del
VIA).
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