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25-03-2005.
Articolo di Alceste
Rilli (Comitato
Italiano per il Rilancio del Nucleare)
Mezzo secolo di mistero sul costo del kWh
E’ dagli anni sessanta del secolo scorso che si parla di un
costo del kWh nucleare che, a seconda delle fonti, risulta essere
“too low to meter” (troppo minuscolo per poter essere
misurato) oppure talmente elevato e con costi nascosti tali da necessitare
di sovvenzioni.
Il
vero mistero è come mai possa una incertezza tale essere
rimasta così a lungo visto che il calcolo del costo del kWh
è molto semplice.
Il
rapporto del prestgiosissimo MIT Massachusetts Institute of Technology
“The future of nuclear power” (Il futuro dell’energia
nucleare) - Deutch, luglio 2003, costituisce un ottimo punto di
partenza.
A
pagina 7 di tale rapporto viene assicurato che esistono delle ipotesi
secondo le quali il kWh può essere calcolato da un minimo
di 38 millesimi di dollaro per kWh (38 mills/kWh) per centrali elettriche
a gas ciclo combinato ad un massimo di 67 mills/kWh per il kWh nucleare.
Questo quando oggi il kWh prodotto dalla Francia col nucleare, che
dopo decenni di feroci quanto infruttuose ricerche da parte degli
antinucleari può essere nel modo più certo considerato
privo di sovvenzioni, costa 23 mills/kWh il primo anno dopo la costruzione
della centrale nucleare e dopo pochi anni 12 mills/kWh.
Nessuno accetterebbe mai di ammettere di non essere in grado di
calcolare quanto costa percorrere un chilometro con la propria automobile.
Indipendentemente dalle proprie capacità matematiche. Magari
il primo giorno non si raggiunge il risultato, magari ci si dimenticherà
qualche componente, ma la nozione che non si è in grado di
calcolare quanto ci costa percorrere un chilometro con la nostra
automobile viene giustamente semplicemente rifiutata. Non così
per il calcolo del costo del kWh. Ma il calcolo del costo delle
percorrenza di un chilometro è esattamente identico al calcolo
del costo di produzione dei un kWh.
In
entrambi i casi si devono sommare le componenti dovute al combustibile,
ai costi della gestione e manutenzione, al costo del capitale. Le
due procedure non sono simili, sono proprio identiche. Si tratta
di fare otto fra moltiplicazioni e divisioni. Neanche una sottrazione.
Allora perché nel rapporto del MIT tale semplicissima procedura
non è riportata? E si afferma invece che per il calcolo del
kWh c’è bisogno di sofisticatissimi codici di calcolo?
I quali contengono elaborazioni così sofisticate e precise
che non possono essere riportate in chiaro. Vedremo quanto sono
sofisticati tali codici di calcolo. Se chiedete ad uno degli autori
di tale rapporto di calcolare il costo di percorrenza di un chilometro
con la sua automobile egli effettuerà esattamente il calcolo
qui di seguito riportato. E’ certo sorprendente che invece
per il calcolo del costo del kWh tutto diventa complicatissimo,
nebbioso ed oscuro. E c’è bisogno di codici di calcolo.
Il costo della percorrenza di un chilometro
Nelle tabelle da 1 a 3 è riportato come si calcola il costo
di percorrenza di un chilometro ed il costo di produzione di un
kWh. Le moltiplicazioni e divisioni effettuate sono fedelmente riportare
una per una in chiaro. Nel caso si desiderino i file excel per rifare
i calcoli con dati diversi tali files verranno prontamente messi
a disposizione semplicemente contattando l’autore.
Vediamo
prima come si calcola il costo della percorrenza di un chilometro
con la propria automobile perché così si dovranno
affrontare tutti i punti attorno ai quali viene creata una grande
confusione quando si tratta di calcolare il costo di produzione
di un kWh. Per
il calcolo si devono sommare tre componenti: 1) costo del capitale
(il costo dell’acquisto della macchina); 2) costo del combustibile;
3) costo della gestione e manutenzione.
Iniziamo
con il punto più cisposo, il costo dovuto al capitale. Nella
prima riga di tabella 1 viene riportato un dato che non è
generalmente usato nel gergo automobilistico. Si tratta del costo
dell’automobile per unità di potenza massima sviluppata.
Per esempio se una Stilo costa 19 079 dollari (terza riga) e sviluppa
75 kW (seconda riga; nella vostra abitazione in genere avete installata
una potenza di 3 kW) il costo per unità di potenza è
19079/75=254 $/kW (prima riga). Per ottenere il costo dell’automobile
quindi si moltiplica il costo per unità di potenza massima
(prima riga) per la potenza massima (seconda riga) e si ottiene
il costo dell’automobile (terza riga).
Nella
riga successiva (quarta riga) viene quindi riportato il fattore
di utilizzazione (fu) e cioè la frazione di tempo in cui
la macchina sta ferma rispetto al tempo totale in cui potrebbe percorrere
chilometri. Si tenga presente che tale dato dipende sia dalla frequenza
con cui si prende l’automobile sia dalla frequenza con cui
la macchina per qualsiasi motivo non risulta disponibile. Moltiplicando
il tempo in cui si potrebbe ragionevolmente stare seduti su una
automobile durante un anno ad una velocità ragionevole per
il fattore di utilizzazione, si ottengono i chilometri ragionevolmente
percorsi in media in un anno (quinta riga).
Se
si divide riga 3 per riga 5 e per il numero di anni durante il quale
la macchina è in grado di percorrere chilometri, si ottiene
il costo della percorrenza di un chilometro, senza includere gli
interessi sul capitale usato per acquistare la macchina (riga 6).
Se
il capitale per acquistare la macchina è stato preso dal
proprio conto corrente bancario va inclusa la perdita degli interessi.
Se si è andati in banca a prendere un prestito devono essere
inclusi la restituzione del capitale e gli interessi. E’ invalsa
la pratica di considerare il valore commerciale di una automobile
generica come decrescente nel tempo e nullo dopo dieci anni (per
una Ferrari invece il valore si mantiene nel tempo). Il capitale
che è stato quindi trasferito dal conte corrente nell’automobile
in dieci anni va scomparendo. Però la macchina è in
grado di percorrere chilometri anche dopo che è stato decretato
che il suo valore commerciale è nullo. Ma, anche se la macchina
è in grado di percorrere chilometri, il capitale viene dato
comunque per perso, in quanto se si volesse rivendere la macchina
il capitale non verrebbe recuperato. Rimane il fatto che se il capitale
è stato speso per percorrere chilometri, anche se la macchina
non ha valore commerciale, essendo il capitale stato speso per percorrere
chilometri, sarebbe corretto suddividere il capitale speso per tutti
gli anni durante i quali la macchina può percorrere chilometri,
indipendentemente dal suo valore commerciale. Per seguire la moda,
ipotizzeremo che dopo 10 anni l’automobile non esista più
(per lunga esperienza con auto diverse posso affermare che non è
neanche vero che dopo i dieci anni i costi di manutenzione diventano
un problema: basta avere un meccanico competente).
L’interesse
sul proprio conto corrente è lecito considerarlo poco al
di sotto del prodotto interno lordo del sistema in cui si vive.
Se si intendevano lasciare i proventi del nostro conto corrente
ai propri discendenti e questi a loro volta avessero avuto intenzione
di lasciarli ai loro, il costo dovuto al capitale dei chilometri
percorsi risulta infinito. Identiche considerazioni valgono anche
nel caso in cui si decida di acquistare una caramella. Se esistono
meccanici, carrozzieri ed elettrauto professionali è possibile
manutenere il proprio capitale (la macchina) senza un vero limite
temporale. I pezzi di ricambio che non si trovano più possono
essere realizzati ad hoc. Il costo di manutenzione aumenta ma mai
quanto il capitale che si è perso. Va qui ricordato che il
costo di manutenzione del capitale (se non si tratta di manutenzioni
straordinarie come la sostituzione del motore) va inserito non in
questa voce ma sotto la voce gestione e manutenzione.
Siamo
di fronte ad una situazione in cui abbiamo speso un capitale con
cui è possibile percorrere un numero infinito di chilometri
ed un costo del capitale per interessi persi anch’esso infinito.
E’ per questo che si pone convenzionalmente un limite temporale
sul quale calcolare il costo del capitale sui chilometri percorsi.
Siccome spesso si ricorre ai prestiti, il limite temporale viene
arbitrariamente fato coincidere con il tempo entro il quale il prestito
deve essere restituito. Infatti, se si utilizza la macchina come
taxi, si deve essere in grado di far pagare al cliente una cifra
tale da essere in grado di ripagare il capitale entro il termine
pattuito. Nel caso in cui si acquisti una Ferrari che si rivaluti
esattamente come gli interessi bancari, il costo del capitale sul
chilometro percorso risulta zero, indipendentemente dal periodo
di tempo considerato.
Quando
si assiste alle discussioni intorno all’incidenza del costo
del capitale sul chilowattora, dietro in realtà non c’è
nulla di più complesso di quanto appena detto. Si noti come
una autorità dei prezzi estremamente ligia, nel caso di un
tassista che abbia acquistato una Ferrari che si rivaluta più
del prodotto interno lordo nel tempo, dovrebbe chiedere al tassista
di pagare all’utente questo aumento. E’ per questo che
alcuni sono riluttanti nel riconoscere che il costo del capitale
deve entrare nella formazione del prezzo all’utente del bene
prodotto (mentre sicuramente deve essere incluso il costo di manutenzione).
Si noti che se il capitale è stato preso a prestito in banca
e l’autorità dei prezzi ha permesso di far pagare all’utente
l’intero costo del capitale, alla fine dei dieci anni, tecnicamente
il taxi non appartiene più a chi lo ha comprato ma agli utenti.
Siccome costoro non sono rintracciabili si fa finta di niente. Ben
diverso è il caso in cui si acquisti a prestito una centrale
elettrica perché con le bollette il nome ed il cognome di
chi ha pagato è sempre rintracciabile. Per questo le autorità
per l’energia permettono di scaricare solo la differenza fra
il capitale pagato per l’acquisto ed il valore presente di
mercato dell’automobile. Solo questa parte del capitale si
può dire che è stata consumata per percorrere i chilometri.
A rigore l’imprenditore può scegliere se farsi pagare
la rata da restituire in banca dall’utente e basta (nel qual
caso alla fine dei dieci anni la macchina appartiene agli utenti
e qualsiasi introito da vendita va restituito ai medesimi) o se
invece, dopo aver ripagato la banca al termine dei 10 anni e per
gli anni successivi, restituire via via agli utenti il valore del
capitale pagato meno il valore presente di marcato (nel qual caso
egli diventerebbe, alla fine, legittimo proprietario della macchina).
Una ultima notazione sul fatto che anche paesi capitalisti hanno
deciso in alcuni casi di far pagare la costruzione delle centrali
non con dei prestiti ma con le tasse (a costo ovviamente molto minore).
Con
le precisazioni fatte ora si può calcolare il casto della
percorrenza di un chilometro dovuto al capitale con interessi. Se
il capitale preso in prestito deve essere restituito negli stessi
10 anni durante i quali il valore della macchina va a zero, ogni
anno si deve restituire un decimo del capitale più, sul capitale
che non è già stato restituito, si paga un 5% costituito
da un 2% per coprire l’inflazione (che è una remunerazione
per chi ha prestato il capitale in termini di difesa contro l’inflazione
che non sarebbe successa come per incanto altrimenti) più
un 3% di tasso di interesse (un’altra forma di remunerazione).
Se si compilano a mano, anno per anno, questi costi si ottiene la
formula mostrata nella seconda parte di tabella 1. Si ottengono
così i valori della riga 7 per il primo anno e quelli di
riga 9 per l’ultimo anno.
Osservando
i dati nella riga 1 si può notare come l’acquisto di
una unità di potenza costruita negli USA è del 30%
inferiore rispetto alla EU (il realtà l’Italia). La
causa a più a che fare con le consuetudini che non con questioni
tecnologiche (negli USA sono inclusi la trasmissione automatica
e l’aria condizionata). La differenza è notevole ma
nulla in confronto alle differenze fra le centrali elettriche (specialmente
se il confronto si esegue con il costo al chilo dei diversi materiali
usati). Si può anche notare come il costo dell’unità
di potenza aumenta all’aumentare della potenza, sia che si
tratti di una macchina sexy o di un camion. Per gli impianti di
potenza la tendenza è inversa: all’aumentare della
potenza, il costo delle costruzione dell’unità di potenza
diminuisce. Un segno certo che l’economia di scala funziona
in maniera diversa nei due casi. Un’altra cosa da notare è
che il costo per potenza (meccanica) installata per un camion si
avvicina a 500 $/kWm che è simile a quella dichiarata nello
studio MIT per la potenza elettrica delle centrali a gas ciclo combinato.
Il costo di un generatore elettrico autonomo per abitazione è
tra i 300 ed i 500 $/kWe.
La
componente successiva è quella del combustibile. Dividendo
il costo del combustibile per litro (riga 10) per i chilometri che
si percorrono con un litro (riga 11) si ottiene il costo per chilometro
(riga 12). Le successive righe 13, 14, 15 sono inserite per mantenere
il parallelo con il costo del kWh (passaggio a unità di misura
più usuali e uso del rendimento “eta” per passare
da kWh termici ed elettrici; quest’ultimo potrebbe essere
stato usato anche qui, coinvolgendo il rendimento del motore a scoppio,
cosa che non è stata fatta per velocizzare).
L’ultima
componente (riga 16) è dovuta al costo della gestione e della
manutenzione (la manutenzione fa parte della gestione ma il nome
è mantenuto per allinearsi col gergo). Qui vanno inclusi
costi quali l’assicurazione (e.g. 1311 $/anno), lubrificanti,
copertoni, meccanico, etc. (e.g. 846 $/anno), garage (e.g. 1837
$/anno), autostrade a pagamento, etc. Se si impiega un autista i
costi devono essere qui inseriti. Questi costi sono spesso separati
tra i costi che dipendono dai chilometri percorsi (costi variabili)
da quelli che non dipendono dai chilometri percorsi (costi fissi).
Nella
righe da 17 a 19 i suddetti costi sono sommati per il primo anno,
per un anno intermedio e per l’anno successivo alla restituzione
del capitale. Sarebbe bene limitarsi ad usare la parola ammortamento
per indicare il ripagamento di un debito. Diverso è il caso
in cui si decida di mettere da parte annualmente una somma in modo
tale che a fine vita della macchina questa possa essere smantellata
e sostituita con una nuova usando mezzi finanziari propri senza
ricorrere al finanziamento esterno. Le righe da 19 a 21 riportano
gli stessi dati in lire.
Si
può osservare come percorrere un chilometro con una Ford
Focus in Europa costa 60 cents mentre per fare la stessa cosa negli
USA costa 47 cents. Prima di aver ripagato il debito (incluso il
garage) il combustibile costituisce il 6% del costo totale negli
USA ed il 15% in EU. Senza le spese per il garage sarebbe il 9%
ed il 20% rispettivamente.
Il costo della produzione di un kWh
Per calcolare il costo del kWh si procede esattamente alla stessa
maniera. Il costo per unità di potenza (riga 1) viene moltiplicato
per la potenza della centrale elettrica (1000 MWe, riga 2) per ottenere
il costo dell’impianto (riga 3). Il fattore di utilizzazione
fu (riga 4) determina per quanto tempo in un anno è utilizzata
la centrale. Moltiplicando la potenza per il tempo di funzionamento
si ottengono i kWh elettrici prodotti ogni anno (riga 4): la potenza
di 1 kW moltiplicata per 1 ora di funzionamento produce 1 kWh di
energia elettrica; la notazione E+09 significa che il punto decimale
in 7.88 deve essere spostato di nove posti verso destra a significare
788000000000 kWh. Dividendo il costo dell’impianto (riga 3)
per i kWh prodotti ogni anno e per il numero di anni entro i quali
si deve restituire il prestito vendendo i kWh prodotti in quel periodo
(usiamo 30 anni ma oggi la vita di progetto di una centrale nucleare
è di 60 anni e con la presente tecnologia di ricottura e
sostituzione componenti non vi è un limite reale) si ottiene
la componente del costo del kWh dovuta al capitale, senza interessi
(riga 6).
Applicando
tutte le considerazioni fatte per il caso del costo del km, le righe
7 e 9 mostrano il costo con interessi per il primo ed ultimo anno
di restituzione del capitale.
Calcoliamo
ora la componente dovuta al costo del combustibile. Dividendo il
costo del combustibile (riga 10) per i kWh termici prodotti con
l’unità di combustibile (riga 11) si ottiene il costo
di produzione di un kWh termico (abbiamo cioè riscaldato
l’acqua ma non ci abbiamo ancora fatto girare la turbina che
trascina il generatore elettrico che produce il kWh elettrico; riga
12). Dividendo il costo di produzione di un kWh termico (riga 12)
per il rendimento con cui si trasforma il calore in elettricità
(riga 13, eta) si ottiene il costo di produzione di 1 kWh elettrico
(riga 14). Moltiplicando tale valore per mille si ottiene il costo
in millesimi di dollaro (riga 15) che è una unità
di misura usuale (mills/kWhe).
Per
il costo della gestione e manutenzione valgono esattamente le stesse
parole usate per il costo del km (riga 16).
Riga
17 è la somma delle tre componenti e mostra il costo per
il primo anno. Riga 19 mostra il costo dopo che si è finito
di ripagare il capitale. Questo è un dato molto importante
perché con una centrale nucleare, essendo la componente dovuta
al combustibile bassissima, il capitale può essere ripagato
molto più velocemente rispetto alle centrali a fossili. Le
righe da 20 a 22 mostrano i costi in lire.
Il
costo del kWh nucleare è di 23 mills contro le 65 del gas
ciclo combinato. Dopo aver ripagato il capitale (qualche anno per
il nucleare, qualche decennio per i fossili) il costo totale di
produzione di un kWh è di 12 mills per il nucleare e di 53
mills per il gas ciclo combinato.
Tutti
i dati e le operazioni effettuate sono esplicitati nelle tabelle.
In riga 1 per il gas ciclo combinato si è usato 1200 $/kW.
Questo è il numero corretto da usare (che comprende 700 $/kW
per l’impianto vero e proprio) se si usa il corrente costo
a cui viene fatto pagare il gas. Tale costo non comprende il costo
delle strutture necessarie per il trasporto del gas (il gas è
cioè fortemente sovvenzionato: Enron, massaie etc). Ma solo
allo scopo di togliere il sospetto che questo sia necessario per
“aiutare” la dimostrazione della maggiore convenienza
del nucleare, nella tabella successiva viene ripetuto il calcolo
usando 500 $/kW. Come si vede il risultato non cambia molto, visto
che l’80% del costo nel caso dei fossili è dovuto al
combustibile. Il costo del gas passa da 65 a 58 mills/kWh. Il nucleare
è a 23 mills/kWh. Il costo del kWh per il caso dopo aver
ripagato il capitale ovviamente non cambia con il costo dell’impianto.
Esaminiamo
ora come fa il MIT (ed altri prestigiosi istituti) a raggiungere
le sue cifre stratosferiche per il nucleare. Si tenga presente che
questo giochetto è all’origine della decennale diatriba
se il nucleare costa tanto oppure no. Ciò che fanno si può
dedurre (si ricordi che il Mit non mostra i suoi calcoli) dalla
tavola 5.3 alla pagina 43 ed alla tavola A-5.A.4 di pagina 135 del
rapporto citato.
Nelle
tavole si afferma che per calcolare la componente del costo del
kWh dovuta al capitale si debbono conoscere il tasso di inflazione
(3%), il tasso di interesse (8%) ed il profitto atteso da chi presta
il capitale (“expected return to equity investor”) del
15%. Un totale del 26% come rateo da pagare sul capitale è
ridicolo oggi come nel passato e valori così elevati vengono
usati solo allo scopo di penalizzare il nucleare rispetto al gas
ciclo combinato: si ricordi che MIT usa più di 2000 $/kW
per il nucleare e 500 $/kW per il gas ciclo combinato (potete divertirvi
a vedere quanto risulta il costo del materiale al chilo nei due
casi: un chilo di valvola nucleare costa sette volte un chilo di
valvola gas ciclo combinato; entrambe lavorano in condizioni molto
severe e devono essere soggette alle stesse certificazioni). Ma
ripetiamo che il vero trucco consiste nell’introduzione immaginifica
di questo 15% di profitto per determinare la componente del costo
capitale. Il profitto viene quindi incluso nel costo di produzione.
E poi viene fatto il confronto.
Nella
vita reale se due centrali sono in competizione vera, esse dovranno
abbassare il prezzo a cui vendono il proprio kWh altrimenti l’utente
acquisterebbe dal competitore. Lo possono abbassare, se non vogliono
andare in bancarotta e non essere più in grado di restituire
il capitale preso in prestito, fino a raggiungere il dato calcolato
nelle tabelle precedenti (e cioèil costo di produzione).
Al di sotto di 64 mills/kWh la centrale a gas ciclo combinato va
verso la bancarotta certa mentre la centrale nucleare che produce
a 23 mills/kWh ha un bel profitto (che, come si vede, non ha nulla
a che vedere con il 15% usato dal MIT). In altre parole il profitto
si realizza dopo la competizione, non prima (questo spiega perché
il dato MIT non può neanche rappresentare il costo all’utente).
E’ come dire che se uno acquista una automobile per diporto
calcola il costo di percorrenza del chilometro in 1050 lire e se
invece acquistasse la stessa identica macchina per mettersi a fare
il tassista, deve invece calcolare il costo di percorrenza in, diciamo,
1300 lire/km perché ci deve mettere il profitto. Il costo
di percorrenza ovviamente invece non cambia ed è di 1050
lire/km.
Si noti anche che MIT usa per le centrali nucleari un tasso di interesse
superiore a quello usato per le centrali a gas ciclo combinato nonostante
il finanziamento delle enormi strutture necessarie per far arrivare
il gas (ogni 10 centrali da 1000 MWe ci vuole una tubazione fino
alla Siberia) è molto più incerto come incerta è
la continuità di approvvigionamento (e quindi incerto il
rientro del capitale). L’unico modo invece per fermare le
centrali nucleari è di intralciarne la costruzione. Metodo
adottato con successo nel passato in molti paesi del mondo (non
tutti).
Un
dato che non emerge nel pure corposo rapporto del MIT è il
costo del kWh dopo restituzione del capitale. Questo perché
il suddetto giochetto non funziona se si evidenzia questo dato.
Una utility (cioè una società che produce beni come
elettricità, acqua etc) che possiede sia una centrale nucleare
sia una centrale a gas ciclo combinato, se si trova nella condizione
di dover scegliere con quale delle due produrre una certa quantità
di kWh e tenere l’altra spenta, nel confronto dei costi non
include,a ragione, il costo del capitale. Questo indipendentemente
dal fatto che abbia o meno già restituito il capitale (i
soldi vanno pagati comunque, sia se la centrale è spenta,
sia se funziona). Questo perché gli azionisti non sono felici
se si sceglie la centrale che produce a più alto costo. Non
fanno quello che fa il MIT.
Anche
l’uso del costo identico per il primo e ultimo anno di restituzione
del capitale aumenta la confusione sul reale profitto dalla vendita
del kWh. Il primo anno il costo è superiore rispetto all’ultimo
anno per via del fatto che si paga un interesse solo sulla parte
ancora da restituire del capitale. Il falso in bilancio nel calcolo
dei dividendi agli azionisti potrebbe portare alla visione del sole
a scacchi.
Una
osservazione su quanto prima detto sulla competizione nel mondo
reale. Essendo i proprietari delle centrali nucleari personcine
abbastanza svelte di mente, essi si guarderanno bene dal mandare
in bancarotta la costosa centrale a gas ciclo combinato concorrente
e venderanno invece il kWh bene al di sopra dei 65 mills/kWh in
modo permetterne la sopravvivenza e di evitare che, a seguito della
bancarotta della centrale a gas ciclo combinato, il suo posto venga
preso da un’altra centrale nucleare, nel qual caso la competizione
sarebbe reale ed i profitti minori.
Oggi
i progettisti di centrali nucleari firmano contratti a 1400 $/kW
per una centrale con una unità e 1000 $/kW per una centrale
con quattro unità. In realtà la Finlandia ha acquistato
una centrale francese a 1800 euro/kWh (tutti i costi di ingegneria
scaricati su un solo impianto). Devono aver avuto i loro buoni motivi.
Comunque lo stesso EPR viene venduto a 1300 euro/kW nel caso di
ordine dalla quinta centrale in poi.
Non
paghi al MIT hanno sovraccaricato le centrali nucleari con un costo
di smantellamento del 18% (in realtà il costo è del
5% se fatto dopo qualche decennio dalla fermata definitiva e del
100% se fatto subito). Lo smantellamento delle centrali a fossili
è invece misteriosamente privo di costi. Le precauzioni da
prendere quando si taglia un tubo radioattivo non sono dissimili
da quelle che si devono prendere nel tagliare tubi che sono stati
in contatto con prodotti chimici cancerogeni e tossici.
Un
elemento di riflessione. Quando si acquista un appartamento, si
paga anche per il suo smantellamento? Quando si acquista una automobile
si paga anche per i semafori, le autostrade non a pagamento, la
segnaletica etc? Questo solo per chiarire che qui tutti hanno bisogno
di sovvenzioni, tranne il nucleare (per divertirvi verificate se
non ci vogliono 14 $/GJ per ripagare le tubazioni per il gas; oggi
il gas per le centrali viene venduto a 7 $/GJ e solo ieri veniva
venduto a 2 $/JG). Però è il nucleare che ha bisogno
di sovvenzioni.
Osservazioni
simili valgono per le risorse finanziarie da accantonare per le
scorie generate durante la produzione di energia elettrica, sia
in termini di pericolosità, sia in termini di volumi.
Una
ultima parola sull’imprenditore. Si afferma che all’investitore
tremano i polsi di fronte all’investimento per una centrale
nucleare. Egli sarebbe invece giulivo di fronte all’investimento
per una centrale a gas ciclo combinato (in realtà gli investimenti
da fare per i fossili sono molto superiori). Evidentemente si pensa
che l’imprenditore ha paura di cadere (andare in bancarotta)
dal quattordicesimo piano ma non dal dodicesimo. Una notazione poi
va fatta nel rilevare che dire di un capitalista che egli ha paura
di raccogliere un capitale più alto è ignorare che
quella è proprio l’essenza del suo mestiere. L’imprenditore
non investe nel nucleare solo perché è certo che gli
verranno messi i bastoni tra le ruote durante la costruzione dell’impianto
(cosa impensabile per un impianto chimico), non per via della difficoltà
di raccolta del capitale. Il solo intervento governativo necessario
è di impedire la distorsione del mercato elettrico accertandosi
che le procedure per gli impianti nucleari non siano diverse da
quelle per gli impianti che pongono rischi simili (in realtà
rischi nulli per quanto concerne le centrali nucleari se la terra
da piatta ritornasse rotonda e si prendesse atto della forte e fortissimamente
variabile radioattività nucleare che esiste in naturae nella
quale siamo costantemente immersi).
Table 1 – Costo di percorrenza di un chilometro
Tabel 2 – Costo di produzione del kWh
Table 3 – Costo di produzione del kWh – Gas
cc a offerta speciale
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