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23-03-2005. Articolo
di Gianluca Ruggieri (end-use Efficiency Research Group, Politecnico di Milano)
già pubblicato su AIATinforma newsletter dell'Associazione Ingegneri Ambiente e Territorio


Sulla strada per Kyoto: le opportunità per il sistema Italia


Gli obiettivi di riduzione delle emissioni stabiliti nel Protocollo di Kyoto sono spesso visti come un vincolo allo sviluppo delle economie nazionali. I risultati di diversi progetti in tutta Europa ci suggeriscono invece di considerarli delle opportunità di sviluppo.

La presenza e l’ammontare dei cosiddetti potenziali no-regret, che risultano cioè convenienti anche non calcolando l’effetto di mancate emissioni di gas serra, sono evidenziati in diversi campi: i trasporti, le risorse rinnovabili, l’efficienza energetica negli usi finali.

In particolare, nel settore energetico, emerge ormai chiaramente come la diffusione delle tecnologie di sfruttamento delle risorse rinnovabili, finora supportato dall’intervento pubblico (tramite una regolazione appropriata o finanziamenti diretti), ha portato ad una notevole riduzione dei costi in quel settore. Secondo stime del Dipartimento dell'Energia del governo statunitense (che non si può certo tacciare di ambientalismo ideologico) già oggi l’energia prodotta dagli impianti eolici, dagli impianti solari termici e dagli impianti a biomasse è mediamente più conveniente (cioè costa meno) di quella prodotta da combustibili fossili. Il sorpasso rispetto alle fonti tradizionali avverrà presto anche per i costi dell’energia da impianti fotovoltaici: probabilmente nel corso dei prossimi 10-15 anni se proseguisse il trend di riduzione osservato negli ultimi venti anni.

Considerando anche quanto recentemente dichiarato a "Il Sole - 24 ore" da un ricercatore della Commissione Europea («Nessun Paese dove c’è davvero un’economia di mercato sta investendo sul nucleare. I costi reali, che sono ben diversi dal puro conto economico delle tecnologie, sono troppo svantaggiosi») le risorse rinnovabili si possono ragionevolmente ritenere un enorme possibilità di business per quei sistemi paese che riusciranno ad essere competitivi.

Valutazioni addirittura più favorevoli si possono fare a proposito degli interventi a favore della efficienza negli usi finali (elettrici o termici), cioè degli interventi per la riduzione della domanda di energia a parità di servizio finale reso. Si tratta per esempio dell'introduzione di tecnologie innovative (elettrodomestici super-efficienti, lampade a risparmio energetico, …) o del ricorso a sistemi di controllo per evitare sprechi: tali interventi non riducono la qualità della vita e possono essere effettuati in tutti i settori: nelle nostre case, nei processi produttivi, nel settore dei servizi (ospedali, scuole, supermercati, …).

Il Libro Verde della Commissione Europea sulla sicurezza dell'approvvigionamento energetico ricorda che "secondo le stime più recenti (Modello MURE), a parte l’enorme potenziale tecnico di miglioramento dell’efficienza energetica (stimato al 40% dell’attuale consumo di energia), esiste un considerevole potenziale economicamente conveniente legato a miglioramenti del rendimento energetico pari almeno al 18% del consumo attuale." Il rapporto del Programma Europeo sul Cambiamento Climatico afferma che "è possibile evitare l'emissione di 150 Mton di CO2 nel settore degli edifici in Europa a costi nulli o negativi", cioè con ricavi economici, anziché costi.

La solidità di queste stime è confermata dalle valutazioni ex-post dei programmi per l'efficienza energetica concretamente implementati su larga scala. Per esempio, nel Regno Unito, il National Audit Office ha concluso nel 1998 che i programmi per l'efficienza energetica realizzati dai distributori di energia elettrica tra il 1994 e il 1998 hanno comportato costi dell'energia risparmiata pari a 2.8 Eurocent/kWh, ben al di sotto dei prezzi dell'elettricità per quel periodo (11.2 Eurocent/kWh sul picco; 4.2 Eurocent/kWh fuori dal picco). Quindi da una vasta serie di esperienze reali su larga scala si osserva che risparmiare 1 kWh di energia costa molto meno che produrne uno in più. Dalla stessa esperienza si evidenzia che, tenendo conto di tutti i costi affrontati dalle aziende energetiche per la realizzazione dei programmi, più gli incentivi economici, più i costi affrontati dagli utenti che partecipavano al programma, più tutti i costi affrontati da qualsiasi altro partner, il rapporto tra i benefici economici e i costi totali risulta di 4 a 1.

Sottolineiamo che in questa analisi vengono considerati solo i benefici privati ai singoli utenti, cioè dei loro risparmi in bolletta. Ma un'ulteriore importante risultato è stato osservato nel Regno Unito: i costi totali per l’implementazione di molte tecnologie energeticamente efficienti (i costi delle lampade e degli elettrodomestici efficienti, i costi dell'isolamento termico, compresi quelli di installazione) hanno subìto riduzioni tra il 30 e il 50% tra il 1996 e il 2001, come del resto sempre accade quando una tecnologia si espande passando da una nicchia al mercato di massa, e viene prodotta e distribuita su scala più vasta. Questa riduzione dei costi delle tecnologie efficienti è un beneficio per tutti gli utenti, non solo quelli partecipanti ai programmi.

Un recente studio condotto per il Direttorato Generale Energia e Trasporti della Commissione Europea (BEST - Bringing Energy Services to the Liberalised Markets) ha selezionato i migliori esempi di programmi e servizi realizzati da aziende energetiche negli stati membri negli ultimi anni. Estendendo la realizzazione di tali programmi a tutti i 15 stati attualmente membri dell'Unione Europea per un periodo di dieci anni si potrebbe ottenere un risparmio del 10% dei consumi annui di elettricità e gas rispetto alle previsioni di consumo. Questo risparmio originerebbe un beneficio economico complessivo di circa 10 miliardi di Euro all’anno.

Ma i benefici pubblici indotti da questo tipo di interventi sono di varia natura. Una parte della comunità scientifica è convinta che la riduzione di emissioni di gas serra sia impossibile o comunque inutile ai fini della prevenzione dei cambiamenti climatici. Difficilmente però potrà mostrarsi ostile alla realizzazione di programmi che in numerose esperienze reali condotte a termine hanno originato:
- la riduzione delle emissioni di gas che provocano inquinamento localizzato (NOx, monossido di carbonio, idrocarburi incombusti)
- la riduzione della dipendenza dalle importazioni di combustibili fossili
- la riduzione della dipendenza dalle importazioni di elettricità
- l’aumento della affidabilità del sistema elettrico, con la riduzione dei rischi di black-out
- la promozione della ricerca scientifica e tecnologica, e i conseguenti benefici in termini di competitività sui mercati internazionali delle tecnologie efficienti.

Come ha detto qualcuno, in questo contesto porsi esclusivamente l'obiettivo di costruire nuove centrali a combustibile fossile o a fissione nucleare sarebbe un po' come chiedere l’elemosina stando seduti su una miniera d’oro. Rimane però aperta una domanda: perché questi potenziali rimangono ancora del tutto o in parte non sfruttati? La letteratura sulle barriere di mercato che impediscono questo sviluppo è vasta e non riassumibile in questa sede. Vi proponiamo pertanto alcuni possibili percorsi di approfondimento.

European Council for an Energy Efficient Economy
www.eceee.org
EU Commission - Green Paper Towards a European strategy for the security of supply
europa.eu.int/comm/energy_transport/en/lpi_lv_en1.html
EU Commission - European Climate Change Programme Report – June 2001
europa.eu.int/comm/environment/climat/eccpreport.htm
UK National Audit Office: The Office of Electricity Regulation: Improving Energy Efficiency Financed by a Charge on Customers 31 July 1998
www.nao.gov.uk/pn/97981006.htm
International Energy Agency - Energy Efficiency
www.iea.org/effi/index.htm
Progetto BEST
www.wupperinst.org/energy-efficiency
in particolare, sulle barriere all'efficienza energetica
www.wupperinst.org/energieeffizienz/pdf/DSM_final_report.pdf
Progetto MURE
www.mure2.com