links
tecnosophia
 
 
 
documenti
 
 
speciale nucleare - energia
 
home
io
 

 
interviste e altri
documenti audio-video


comunicati stampa

notizie/articoli

documenti

libri/pubblicazioni

links


dal Forum di radicali.it
(discussione libera: intervieni)

newsletter

rassegna stampa


16-03-2005. Intervento di Paolo Fornaciari al Convegno del 15 marzo

Diversificazione delle fonti energetiche

Ho partecipato ieri, martedì 15 marzo, ad un incontro-dibattito sul tema : “La trappola del petrolio”, organizzato in Roma dal Forum “Energia e Società”, presieduto dal Senatore Andrea Margheri.
Nel complimentarmi per l’iniziativa e per la completezza delle relazioni dell’amico Professor G.B. Zorzoli e del coordinatore del Forum V: Calmieri, esaustive e condivisibili al 100%, ho colto l’occasione nel mio intervento di seguito riportato, di sottolineare due aspetti di particolare rilevanza:

1. C’è troppa fiducia ed un improbabile ottimismo che il completamento del processo in corso di liberalizzazione e privatizzazione del settore energetico, possa consentire la riduzione delle nostre bollette elettriche, le più alte in tutta Europa. Lo aveva affermato in passato il Ministro alle Attività Produttive, On. Antonio Marzano, lo conferma in una intervista rilasciata a “Il Sole 24 Ore” di ieri, 14 marzo, il Presidente della Autorità per l’Energia Elettrica e il Gas, ing. Alessandro Ortis, sostenendo che occorre “più mercato”, mentre secondo il Vice Presidente di Confindustria, Dottoressa Emma Marcegaglia, il divario sul costo dell’energia elettrica, fattore di competitività molto forte, tra l’Italia e la media dell’UE è del 20-30% con punte di differenza del 50%. Il libero mercato e la concorrenza vanno bene in molti settori, ma non in quello dell’energia elettrica – come la crisi energetica del 2000/2001 in California ha mostrato, perché l’imprenditore privato, se non ha la certezza del numero di clienti a cui vendere l’energia prodotta, è disincentivato a fare investimenti per nuove centrali e linee di trasmissione. Inoltre, nel nostro caso, essendo l’80% del costo di generazione elettrica dovuto ai combustibili utilizzati (idrocarburi), i cui prezzi essendo soggetti a “cartello” e non a “mercato”, non sono contendibili, la concorrenza può agire solo sul 20% residuo. Non a caso i Padri Fondatori del sistema elettrico italiano si erano ripartiti il territorio nazionale in aree di competenza evitando accuratamente di farsi concorrenza tra di loro.

2. Non è inoltre vero, come spesso erroneamente si dice, che le bollette elettriche nel nostro Paese siano solo del 20 o 30% superiori alla media europea. Ciò è vero se si fa la media alla “Trilussa”, mettendo insieme fascia sociale, contratti interrompibili ed agevolazioni tariffarie concesse alle Grandi Imprese ; ma se si fa riferimento alle utenze elettriche maggiormente significative (3500 kWh/anno per il settore domestico e 2 GWh/anno per l’industriale), già nel 2001 la differenza era rispettivamente del 59 e del 55%, quando il prezzo del barile di petrolio era 18 dollari contro i 55 attuali, per cui si può presumere che la differenza con la media UE sia oggi prossima al 100%. Siamo quindi sull’orlo del baratro, e la attuale fase di stagnazione economica e di declino competitivo, che tanto e giustamente preoccupa anche il Presidente della Repubblica, Carlo Azeglio Ciampi, non è dovuta alla mancanza di concorrenza e al potere dominante degli ex monopolisti energetici, non alla spesa previdenziale o alle tasse troppo alte sulle imprese, ma al “caro energia”. Né si può sperare che il prezzo del barile possa tornare presto sotto la soglia dei 25/28 $/b o che l’effetto sul PIL sia modesto, quasi nullo. Molti sono convinti che il nostro Paese stia perdendo in competitività, ma pochi ne spiegano le ragioni. A primavera del 1999 eravamo reduci da un periodo eccezionale e fortunato durato oltre un anno (Gennaio ‘98 – Marzo ‘99) con petrolio a bassi prezzi (10/13$/b) e i maggiori esperti ed analisti petroliferi internazionali, quali Neil Atkinson, Peter Davis, Robert Mabro, Peter Odell, Ken Koyama e il nostro Marcello Colitti, vagheggiavano una “nuova era” a bassi prezzi del greggio. Alla fine degli anni ’90 e nei primi anni 2000, altri ed ancor più autorevoli esperti, quali, Colin Campbell, Gerald Leach, Mattew Simmon e Sptimus Van der Linden, applicando a livello mondiale la teoria di Martin King Hubbert, hanno previsto che il momento in cui la produzione petrolifera globale non sarà più sufficiente a coprire la domanda, (picco di Hubbert) potrebbe verificarsi tra il 2004 e il 2008 : dopo di che il divario tra domanda e produzione si allargherebbe al ritmo di 2Mb/g all’anno e il prezzo potrebbe raddoppiare in soli cinque anni! Poi la situazione è improvvisamente precipitata e nel giro di un solo anno, dal 2003 al 2004, il World Economic Forum ha relegato l'Italia dal 30mo al 45mo posto nella classifica per competitività dietro la Cina e davanti al Botswana. Possibile che nessuno si sia chiesto cosa di speciale è accaduto in questi ultimi tre anni ? Eppure dovrebbe esser noto e chiaro a tutti che c’è stata una grave crisi energetica mondiale con conflitti e guerre in Cecenia e in Iraq e il prezzo del barile di petrolio è schizzato dai 18 dollari del dicembre 2001 ai 55 attuali e noi che nella generazione elettrica siamo “eccessivamente idrocarburi dipendenti”, ne subiamo le peggiori conseguenze. E’ veramente straordinario, quasi incredibile, che il “Piano d’azione per lo sviluppo economico, sociale e territoriale”, più noto come “Action Plan”, recentemente approvato dal nostro Governo, di energia non parli. Il Governo vuole raggiungere la competitività con un decreto, decreto che, per quanto se ne sa, avrebbe dovuto articolarsi su : pagamento degli stipendi ai forestali (ci sfugge la relazione tra competitività e foreste), finanziamento di ricerca e innovazione (nuovo slogan confindustriale), agevolazioni fiscali alle imprese che investono e creano posti di lavoro, semplificazione della burocrazia amministrativa, diritto fallimentare e delle professioni e previdenza integrativa. Non una sola parola sul “caro energia”. Eppure l'energia è un bene prezioso, fattore essenziale per lo sviluppo e il progredire del genere umano, il miglioramento del livello di benessere essendo intimamente legato al consumo medio di energia pro capite, globale o primaria nei Paesi in via di sviluppo o elettrica nelle società più evolute. Ci si fida nel mercato, convinti che il completamento del processo di liberalizzazione e di privatizzazione del settore energetico, possa consentire la riduzione delle bollette di elettricità e gas. Non è vero! Le bollette non scenderanno : Il problema della perdita di competitività non è un problema di competizione, ma di diversificazione delle fonti energetiche ! Che sia il Monopolista pubblico o l'Imprenditore privato a gestire, poca differenza fa se si genera energia elettrica bruciando petrolio e gas naturale, le fonti energetiche più care in assoluto e certo non le meno inquinanti, quando gli altri Paesi utilizzando nucleare e carbone la producono ad un costo metà o un terzo del nostro. Le bollette non scenderanno e sarà assai difficile per le nostre imprese competere.

Paolo Fornaciari
Roma, 16 marzo 2005