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22-01-2005. Commento di Paolo Fornaciari

Leggo nei Vostri Comunicati di ieri, 21 gennaio 2005, alcune dichiarazioni che mi permetto di commentare.

Secondo l’ing. UGO SPEZIA : “Nessuno dei quattro impianti nucleari italiani può essere riavviato in questo momento perché le attività di smantellamento sono in uno stadio molto avanzato”… “Anche per Caorso (BWR-Boiling Water Reactor), progettata ed entrata in funzione negli anni ’70, si pone il problema della tecnologia”… ”L’APAT (Agenzia per la Protezione dell’Ambiente per i servizi Tecnici) non rilascerebbe in nessun caso una nuova licenza di esercizio per Caorso”…” Le competenze che hanno consentito di fare le vecchie centrali non ci sono più”.

Secondo ANGELO BONELLI, coordinatore dell’esecutivo dei Verdi : “ Il nucleare è l’energia del passato e ha problemi irrisolti di sicurezza e di costi, nei quali va inserito quello dello smaltimento delle scorie”…”chiediamo scelte chiare e moderne…come il solare, l’idrogeno e tutte le altre fonti pulite e rinnovabili”.

Secondo MASSIMO D’ALEMA : ”Trovo che la battuta sul nucleare sia inquietante. Non serve a niente, serve solo a suscitare polemiche, non riduce il costo dell’energia e non fa fare un solo passo in avanti al Paese”.

Secondo PECORARO SCANIO : “ L’intervento di Berlusconi fa parte di una strategia per favorire le lobby affaristiche del nucleare ed attaccare le piccole e medie imprese che ormai sono capaci di produrre autonomamente energia”…”L’aumento del costo del petrolio rende vantaggioso il solare e le altre energie pulite ed è assurdo pensare di riaprire oggi le vecchie centrali o di costruirne di nuove”.

Secondo il Professor PIPPO RANCI, già Presidente della Autorità per l’energia elettrica e il gas : “ Il nucleare è una scommessa per il futuro….Pensare di mettersi a costruire un nuovo impianto nucleare, non ha molto senso. Né si può pensare di rimettere in funzione le vecchie centrali bloccate con il referendum del 1987”…”Non c’è alcuna garanzia che costi meno”.

Vediamo di chiarire le singole questioni :

1. Caorso e Trino Vercellese possono essere riavviate in tempi di gran lunga inferiori a quelli richiesti per nuove costruzioni. Non si tratta di tecnologia obsoleta, ma di centrali che hanno funzionato pochi anni (10 o 12), quando centrali nucleari coeve hanno funzionato per 40 e più anni. Non è altrettanto vero che “”L’APAT non rilascerebbe in nessun caso una nuova licenza di esercizio per Caorso”. L’aveva fatto, dopo l’incidente di Chernobyl, l’allora ENEA-Disp, autorizzazione bloccata dal Presidente del Consiglio di allora, On. Bettino Craxi.

2. Le competenze ci sono ancora perché i nostri tecnici, impediti di farlo in Italia, hanno continuato a farlo all’estero, negli USA con il prestigioso Centro di Ricerca delle principali Società Elettriche statunitensi, l’EPRI di Palo Alto in California, in Francia con la Framatome e la Siemens tedesca per il progetto del nuovo rettore nucleare europeo, l’EPR, che sarà costruito ad Okhiluoto in Finlandia e a Flamenville (Normandia) in Francia, in Romania dove l’Ansaldo ha partecipato alla costruzione della centrale nucleare di Chernavoda e la SOGIN per il riavvio della centrale armena di Medzamor. Sostenere poi che c’è scarsa convenienza economica delle attuali centrali nucleari, e concludo, è risibile : perché allora dovremmo acquistare energia elettro-nucleare non solo da Francia, Svizzera, Germania e perfino dalla Slovenia od acquistare una partecipazione nella Società elettrica della Slovacchia, Slowenske Elektrarne ?

3. Sui costi basta informarsi : le nuove centrali nucleari con un costo d’impianto di 1400 $/kW, riducibile a 1000 $/kW per ordini multipli, possono generare energia elettrica a 2.4 Eurocent/kWh contro costi tre o quattro volte maggiori con il gas a ciclo combinato o l’olio combustibile. La recente gara (agosto 2003) per la quinta centrale nucleare finlandese ha dato i seguenti risultati : nucleare 2.37 EUROcent/kWh, gas naturale 2.81 EUROcent/kWh e carbone 3.23 EUROcent/kWh, sulla base di un fattore di utilizzazione del 90%, tasso di interesse del 5% e 40 anni di vita, ma senza contare i “costi esterni”, che farebbero aumentare il costo di carbone e gas, rispettivamente a 4.43 3.92 EUROcent/kWh

4. Il costo dell’energia elettrica nel nostro Paese non si riduce con le nuove energie del vento o del sole, il cui costo è da 8 a 10 volte superiore a quello delle fonti fossili e neppure con l’idrogeno che richiede più energia per esser prodotto di quanta poi ne restituisce bruciando. Per lo smaltimento delle scorie è sufficiente accantonare una modesta frazione del costo di produzione, pari a 0.1/0.2 Eurocent/kWh.

5. Per quanto riguarda il costo da sostenere per lo smantellamento finale, l'importo globale trasferito da Enel a SOGIN, ammontava a 1548 miliardi di lire, ed era stato stimato sufficiente a coprire i costi nell'ipotesi "custodia Protettiva Passiva. Naturalmente lo “smantellamento accelerato”, inventato dall’On. Pirluigi Bersani, il passaggio da Enel a SOGIN, il mutato contesto finanziario, hanno determinato un aumento delle stime dei costi a finire. Per quanto riguarda il caso italiano va notato che non è il fisco a contribuire ma il consumatore elettrico.

6. Per quanto riguarda infine l’abbandono del nucleare da parte del nostro Paese, non è affatto vero che il referendum abrogativo del 1987 lo impedisca. A parte il fatto che il referendum del 1987 non era né poteva essere ai sensi dell’Art. 75 della nostra Costituzione, un referendum pro o contro il nucleare, il numero dei votanti a favore fu del 45% e il referendum divenne valido solo perché una esigua minoranza non ritenne di astenersi – se l’avesse fatto il referendum non sarebbe stato valido – e votò contro. In ogni caso, il Parlamento italiano, il mese successivo al referendum, il 18 dicembre 1987, approvò una sospensione (“moratoria”) di 5 anni per le nuove costruzioni nucleari, previste poi anche dall’ultimo Piano Energetico Nazionale approvato nel successivo mese di agosto (PEN 88). A rinunciare al nucleare furono invece nei 4 anni successivi i Governi Craxi (chiusura della Centrale di Latina e del Progetto Unificato), De Mita (“riconversione” di Montalto) ed infine Andreotti (chiusura definitiva di Trino Vercellese e Caorso), il 27 Luglio 1990, esattamente una settimana prima che Saddam Hussein invadesse il Kuwait e nonostante i pareri contrapposti delle due Camere. La Camera dei Deputati aveva infatti deciso, il 12 giugno 1990 di “chiudere in via definitiva” le due centrali, mentre il Senato, più responsabilmente, aveva approvato in precedenza (16 maggio 1990) un ordine del giorno nel quale si impegnava il Governo “a presentare al Parlamento entro il 30 novembre 1990 “l’aggiornamento del quadro di riferimento contenuto nel Piano Energetico Nazionale” e all’inizio di dicembre scoppiava la guerra del Golfo!

Paolo Fornaciari, Presidente del Comitato Italiano per il Rilancio del Nucleare (CIRN)