09-04-2005.
Roma. Intervento di Julia Pietrangeli - ArciLesbica
Nazionale
Un
movimento omosessuale forte e unito?
Roma, 9 aprile 2005. Intervento al seminario sul futuro
del movimento glbt
Arcilesbica esiste da 9 anni. Il nostro progetto era quello di dare
un’organizzazione autonoma alle lesbiche che ci apparivano
poco incisive e poco originali quando erano integrate nelle associazioni
miste.
Convinte
d’essere la parte più radicale rispetto al mondo comune
delle donne, e forse lo siamo state e lo siamo tutt’ora..
pensavamo soprattutto al movimento lesbico da strutturare, potenziare
ed esprimere attraverso uno strumento autonomo, il nostro progetto
associativo.
In
questi anni siamo state investite dall’onda QUEER che ci ha
modificato non poco non solo da un punto di vista teorico: grazie
a questa contaminazione, abbiamo abbandonato certi residui di identitarismo
escludente che a volte ci aveva impedito di dialogare in modo armonico
con chi era diverso da noi (gay, trans o etero, uomo o donna che
fosse). Infatti, dallo scorso congresso abbiamo deciso di aprire
il tesseramento alle trans. Ci sembrava incoerente chiedere a gran
voce allo Stato la piccola soluzione e non applicarla all’interno
della nostra associazione.
Sentiamo oggi di aver trovato una migliore collocazione nel movimento
GLTQ. Ma, benché persuase oggi che l’orizzonte politico
in cui muoversi sia quello dei diritti sessuali intesi come diritti
umani, benché convinte dell’utilità del dialogo
interculturale tra omosessuali e eterosessuali, tra lesbiche e gay,
tra trans e omosessuali, noi siamo ancora fermamente convinte dell’utilità
dell’organizzazione autonoma delle lesbiche. Affinché
nel movimento GLTQ la componente Lesbica sia attiva e non ammutolita
o imitativa, è necessaria secondo noi l’aggregazione
autonoma. Affinchè la L di LGTQ, non sia una formula di cortesia,
bensì una L che incida e abbia un peso specifico proprio,
è necessaria la auto-organizzazione.
Si
pensi a come sia diventata incisiva nel movimento LGTQ la componente
TRANS dal momento in cui si è sganciata dalle realtà
miste creando un soggetto politico autonomo.
In
questo modo la nostra presenza negli appuntamenti di movimento risulta
credibile. Così ci appare la realtà quasi 10 anni
dopo la nascita di Arcilesbica.
Quando guardiamo a quello che abbiamo fatto, vediamo confermate
le nostre ragioni, come vediamo un pò confermati i nostri
timori quando osserviamo le lesbiche che scelgono di ritentare l’organizzazione
mista: senza un patto privilegiato tra lesbiche è molto forte
il rischio di sradicamento, di una ricaduta nel neutro, e il rischio
dell’invisibilità.
La
visibilità invece, come i diritti, sono sempre stati una
priorità nel nostro programma. E abbiamo collocato la difesa
dei nostri diritti nella carta più grande dei diritti civili
e sociali, spesso negati, con la partecipazione al sfe (Firenze
e Parigi) e alla marcia mondiale delle donne.
Noi
non siamo trasversali, siamo di sinistra. L’assioma stesse
TASSE = stessi DIRITTI a volte pronunciato in questi contesti o
in piazza, non ci piace... I diritti umani sono universali, non
posso essere “comprati” o comunque inseriti in una logica
perversa di un sistema economico-sociale che discrimina ed emargina
sulla base della capacità produttiva dell’individuo,
cioè di quanto è funzionale ed inserito nel contesto
economico-produttivo...
i diritti, la dignità dell’essere umano a nostro avviso
prescindono da qualunque altra cosa. Questo lo rivendichiamo con
forza.
E’
probabile che all’interno del movimento GLTQ esistano diversi
punti di vista e concezioni dell’essere umano, della dignità
umana..
Per
questo un percorso unitario non può avvenire a tutti i costi..
sarebbe una forzatura che non paga, in passato abbiamo voluto tentare
questa strada ma non ha funzionato.. noi diciamo che l’unità
del movimento si può costruire sugli obiettivi condivisi,
non crediamo possibile un supersoggetto unitario.
Nonostante
un procedere un pò frammentario ed episodico del movimento
italiano, pensiamo che alcune iniziative hanno avuto un effetto
dirompente, di rottura dei tabù... abbiamo trascinato tutta
l’opinione pubblica nel dibattito del world pride del 2000.
Bisogna
andare avanti e non fermarci alla sola denuncia. La nostra azione
è molteplice: da una parte promuovere la cultura dell’inclusione
sociale, della valorizzazione delle diversità e delle minoranze..
anche all’interno delle nostre relazioni personali e pratiche
politiche... Ma dobbiamo pretendere di più, il nostro sforzo
deve proseguire in modo incisivo affinchè l’Italia
si adegui ai livelli di civiltà degli altri stati europei
anche per quello che riguarda i temi delle libertà sessuali.
Non
bastano più affermazioni di propaganda massimalista. Siamo
vicini alla conquista di leggi, l’elezione di Nichi Vendola
dimostra come la società stia cambiando, ma molto dipende
da noi. Dalla nostra capacità e dal nostro senso di responsabilità
nel portare avanti con coraggio le istanze della comunità
LGTQ. Vogliamo essere il motore di cambiamenti reali nella società!
Per noi è arrivato il momento di portarci a casa il PACS!
Sebbene alcuni possono obiettare che si tratti di una richiesta
minima, al ribasso e riduttiva.. e su questo possiamo anche condividerne
il punto di vista, a queste persone vogliamo lanciare una sfida:
non è scontato l’inserimento del PACS nel programma
elettorale della coalizione di centro-sinistra per le prossime elezioni
politiche. Abbiamo letto dichiarazioni preoccupanti, conosciamo
certi personaggi come Rutelli che ritirò vergognosamente
il patrocinio al World Pride all’ultimo momento. Per questo
motivo è importante, è fondamentale che il 4 Giugno
a Milano riusciamo ad essere in tanti.
Vogliamo
un pride di massa su una richiesta politica secca con l’obiettivo
della conquista della legge!
Grazie
Per la Segreteria Nazionale,
Julia Pietrangeli
L'intervento
di Christina Sponza
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