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Roma, 09-04-2005. Christina Sponza
(circa 8'. Click su play)

Un movimento omosessuale forte e unito è possibile?

intervento al seminario sul futuro del movimento Glbt organizzato da Di' Gay Project





Il comunicato stampa


Resoconto dell’intervento

Vi ringrazio e intervengo non soltanto come esponente di Radicali Italiani ma anche come militante, lesbica, che si batte per l’ottenimento di propri diritti.
Mi sembra importante il tentativo di trovare una politica di azione comune tra le associazioni, i movimenti omosessuali e transessuali però, in qualche modo, mi sembra necessario individuare un tema, un argomento di azione comune che non può essere solamente il momento di visibilità rappresentato dal Pride.

Individuo essenzialmente due urgenze politiche, per cui battersi nell’immediato.

Una è relativa al Pacs. Sono state depositate in Parlamento quindici proposte di legge sul Pacs, le unioni civili, il riconoscimento delle coppie di fatto,… Ben quindici! Soltanto sette sono passate in discussione nelle commissioni; le altre sono state cestinate. Di queste sette, all’interno della Commissione Giustizia, è probabile che non ne esca fuori nessuna, cioè è probabile che restino inchiodate lì, fino alla fine di questa legislatura. Come sappiamo, con la prossima legislatura tutto si azzererà e bisognerà ricominciare daccapo.
Mi sembra anche, però, non fondata la speranza di puntare sulla prossima legislatura, eventualmente di sinistra, per poter avere una maggior possibilità di successo rispetto a queste proposte di legge. Purtroppo la componete clericale - e attenzione non utilizzo il termine cattolica, utilizzo il termine clericale - che si batte contro il riconoscimento delle unioni civili, anche delle coppie omosessuali, è molto forte e potente e dotata di strumenti anche finanziari molto consistenti, sicuramente al di sopra di quelli che possono essere i nostri. Questa componente clericale è distribuita in maniera pesante sia all’interno dello schieramento di centro-destra e sia - lo abbiamo visto spesso - anche all’interno dello schieramento di centro-sinistra: ricordiamoci che la Legge 40/2004 sulla fecondazione assistita, è stata votata a favore non soltanto dalla Casa delle Libertà ma anche da una consistente parte della Margherita, da tutta la parte clericale appunto.
Ora, a meno che la prossima legislatura non sia composta da Rifondazione, Comunisti Italiani, Sdi, Verdi, Radicali,… con il 51 per cento della presenza parlamentare, una proposta di legge sul Pacs difficilmente diventerà legge, a meno che non ci sia un’azione di mobilitazione che spinga per poter ottenere questo. Questa azione di mobilitazione penso sia possibile e necessario farla sin da subito, per evitare di far passare troppo tempo, per cogliere l’occasione che ci sono già delle proposte di legge depositate ed iniziare da subito l’impegno [a cominciare dalla richiesta di calendarizzazione e discussione in aula].
Quale può essere una mobilitazione in tal senso? Può essere quella che coinvolge tutte le associazioni qui convenute e che, ad esempio, raccoglie adesioni in maniera assolutamente trasversale all’interno delle altre forze politiche. Siamo distribuiti in maniera più o meno uniforme su tutto il territorio nazionale, ebbene, abbiamo la possibilità di entrare in contatto anche con esponenti politici locali; abbiamo la possibilità di raccogliere sottoscrizioni; abbiamo la possibilità di raccogliere contributi per pubblicizzare le nostre iniziative e l’importanza dell’accoglimento del Pacs; abbiamo cioè la possibilità di fare un’azione di pressione, di “lobbing” - anche se è un termine spesso usato con una connotazione negativa - che va al di là del passivo sostegno elettorale ad un partito politico piuttosto che ad un altro. Spesso siamo portati a considerare in maniera fusa l’azione politica con la rappresentanza elettorale; ebbene, non è necessariamente detto che il partito che si presenta alle elezioni sia l’unico che può fare azione politica; noi stessi qui, in questa sede, stiamo facendo azione politica e abbiamo la possibilità di farla anche attivamente sul territorio, affinché le nostre istanze vengano prese in considerazione.

L’altra urgenza, ed è ancora più urgenza di questa, riguarda la fecondazione assistita, il referendum. Andremo a votare, purtroppo, solamente il 12 e 13 giugno, quando le scuole saranno chiuse e più difficile sarà ottenere il quorum, ma dobbiamo batterci per ottenerlo questo quorum! I tempi sono strettissimi e l’azione che dovremmo fare per contrastare delle forze, molto più consistenti delle nostre, che si batteranno per l’astensionismo, è necessario farla da subito. Potrebbe essere un’occasione, immediata, per organizzarci in maniera unitaria tra le associazioni ed i partiti politici che qui rappresentiamo, ad esempio con dei tavoli comuni: potremmo tranquillamente, essendo notevole la nostra distribuzione a livello nazionale, organizzare dei tavoli di informazione, con volantinaggio, con raccolta di fondi e autofinanziamento, nella maggior parte delle nostre città per far arrivare [conoscenza] al cittadino, perché l’azione che ha maggior successo è quella portata avanti in prima persona con il contatto diretto, umano, con la gente per strada. Potremmo così avere l’occasione di esercitare una pressione, un’informazione, una mobilitazione, a sostegno della istanza referendaria, che parte dal basso, che parte dalla rappresentatività “da marciapiede”, la chiamo. Potrebbe essere anche la prima occasione concreta per cui avremmo i tavoli dove compaiono contemporaneamente le insegne Di’ Gay Project, ArciGay, ArciLesbica, Radicali, Rifondazione, ecc.
[Parimenti, potremmo organizzare dei momenti di informazione e formazione al nostro interno, per approfondire le questioni tecniche legate alla legge e quindi far nascere non solo un'indignazione maggiore ma anche una consapevolezza e competenza tali da rendere ognuno di noi un nuovo centro di propagazione di informazioni e di stimoli al voto per l'abrogazione]

Siamo - e concludo - non soltanto presenti nel Paese in quanto gruppi già organizzati ma ci sono molte persone che non si riconoscono necessariamente all’interno delle associazioni attualmente esistenti e che pure rappresentano una forza notevole. Ecco, penso che questa possa essere l’occasione per coinvolgere tutte queste persone e diventare finalmente parte attiva e non passiva, di quelli non che attendono che altre parti, spesso partitiche [che hanno interesse a farlo soltanto in fase di propaganda elettorale], colgano le loro istanze.



L'intervento di Julia Pietrangeli - Segreteria Nazionale ArciLesbica